Copy navigata, mezza salvata.

Approdi e scogli della mia avventurosa rotta professionale.

 

Versione narrativa

Sarò breve”… è l’esordio preferito da chi poi sproloquia in modo incontenibile, e io non faccio eccezione: non a caso, il primo soprannome affibbiatomi da un mio copy senior (ciao, Giandra!), è stato “Dannunzia”.

Imparo a leggere a quattro anni e da allora non ho più smesso, coltivando un gusto voracemente onnivoro per la parola scritta. Dopo memorabili studi artistico-pratici e una laurea con lode in Lingue e Letterature Straniere, bazzico per un biennio gli uffici del Premio Flaiano da entusiasta scrivana tuttofare, barcamenandomi tra correzione bozze, redazione di comunicati stampa, traduzioni dall’inglese e cazziatoni in abruzzese.

Sfiorare la polvere di stelle del cinema mi porta a scrivere una sceneggiatura, che viene selezionata per la Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo. Ma ho pur sempre una laurea in inglese e russo: agguanto al volo l’ultimo concorso docenti del secolo scorso e, conquistate l’abilitazione all’insegnamento e una borsa Socrates-Lingua, approdo per un semestre in Repubblica Ceca come docente di lingua e cultura italiana e inglese.

Acquisite le capacità di fronteggiare in solitaria temperature polari e intemperanze studentesche, metto di nuovo alla prova le mie competenze linguistiche volando in Bahrain come interprete di trattativa; ed è proprio lì, tra un meeting e l’altro, mentre sfoglio una copia dell’Economist, che leggo per la prima volta un annuncio di lavoro su una professione affascinante: copywriter.

Rientro in patria intenzionata a conciliare il mio estro creativo con la passione per la scrittura e la lettura; è un buon momento, le grandi agenzie danno spazio anche a perfetti sconosciuti. In poco tempo trovo un ghiotto sbocco professionale a Bologna, nella sede di una multinazionale della pubblicità, dove apprendo le basi del mestiere di dare idee e parole a campagne stampa, lettere commerciali, spot radio e affini; fatico e mi diverto, tanto.

Quando torno sulle rive adriatiche, sono pronta a misurarmi con le attese e le pretese di agenzie e clienti di piccolo-medio cabotaggio e a prendermi responsabilità da copy senior, ma in fondo la provincia mi sta stretta. Scarico allora le mie pulsioni creative in una serie di racconti, e dilato le mie capacità di scrittura con sortite nel campo del giornalismo, diventando pubblicista a suon di articoli ortofrutticoli e comunicati stampa subacquei.

Nel frattempo, lavorando come copy e editor multilingue in una fondazione internazionale, scopro anche di riuscire a coordinare e supervisionare il lavoro e le scadenze di 30 autori e traduttori contemporaneamente, ma ciò non basta a salvarmi dalla più Grande Crisi Internazionale mai esistita: insieme ad altri colleghi, naufrago nel mare magnum della cassa integrazione.

Ne riemergo approdando all’editoria, cimentandomi nella revisione di testi altrui, nella  redazione di schede di lettura di libri impossibili e tirando fuori dal famoso cassetto i miei racconti e il mio memoir, che invio a riviste, editori, agenti e premi letterari: gli sventurati risposero, facendo di me anche (o soprattutto) una scrittrice.

 

Versione classica

Per chi non ne ha ancora abbastanza, e vuole tutti-ma-proprio-tutti i dettagli, o quasi: il mio curriculum vitae, studiorum et scribarum. Franca Di Muzio_©v